martedì 3 dicembre 2013

7° Forum della Cultura d'Impresa 2

Riprendo ora il discorso della scorsa settimana, con cui  riferivo sinteticamente alcuni dei principali interventi avvenuti durante il 7° Forum della Cultura d'Impresa del Sole 24 Ore, e accenno alla seconda parte di quella serie di conferenze, mettendo in evidenza, tra i tanti temi trattati, i seguenti:
- il rimettersi in gioco di Manager e aziende (Carlo Bassi)
- il problema dell'occupazione giovanile (Edoardo Scarpellini)
- le imprese sociali (Plateroti, Enzo Manes, Alberto Contri)
- l'associazionismo per il Welfare (Chicca Conti Olivetti)





Il problema di manager e aziende che vogliono rimettersi in gioco


Questa crisi ci ha fatto capire che bisogna creare un nuovo ordine di cose. E come possiamo fare?
Con risorse sia finanziare, ma anche con il networking e le competenze.


Carlo Bassi, Amministratore Delegato BacktoWork24, ci illustra il suo progetto.
Ci tiene a precisare che BacktoWork24 non è un marketplace, ma è, un luogo in cui manager skillati e senza lavoro possono investire in una piccola azienda che vuole portare avanti determinati progetti;
 le aziende che hanno perso degli utili possono cercare manager con determinate competenze per sviluppare i progetti che hanno in mente.
Dopo quattro mesi BacktoWork conta ben 165 investitori privati e diciamo che ogni manager in media investe circa 230 mila euro per progetto.
Questo vuol dire che il Web e il Web 2.0 possono aiutarci a fare rete e a cercare di sanare i danni della crisi.
Si parla sempre di startup, ma anche le imprese re-start meritano una aggiusta attenzione da parte dei media.


L’occupazione giovanile

Creare un’azienda di servizi dal nulla si può, basta fare networking dice Edoardo Scarpellini, Amministratore Unico Falcon.
Creare un network con fornitori e partner è importante tanto quanto ascoltare i clienti, solo così si potrà capire quali sono i veri bisogni e i desideri ed espandere il proprio mercato.
E’ importante anche vedere i propri dipendenti come dei collaboratori, lavorare insieme, fare network.
Continua Scarpellini: “Se non avessimo ascoltato nessuno saremmo rimasti alla Milano card senza creare le altre card per Firenze e Venezia e senza installare i Tourism Point in aeroporto”.

I servizi che offre la Milano Card


Le imprese sociali

1. Secondo Alessandro Plateroti, Vicedirettore de Il Sole 24 Ore, oggi giorno c’è stato un allontanamento dei cittadini dalle istituzioni. I cittadini non si sentono più rappresentati.
Dato che lo Stato non aiuta, sono aumentate le associazioni e gli atti di volontariato da parte degli italiani.
Le imprese tradizionali hanno perso utili, mentre il non-prof sta aumentando.
E’ importante fare qualcosa per la società, quanto è importante comunicarlo.

L’impresa sociale deve interegire con le PA e le PA devono interagire con le imprese sociali. E’ necessario che ci siano degli atti strutturali di cooperazione tra i due mondi. Perché le PA non hanno soldi e hanno bisogno di appoggiarsi appoggiarsi a strutture come le imprese sociali e le imprese sociali potrebbero essere più pervasive nel territorio se si confrontano con la PA.

2. La verità è che si può fare impresa sociale dalle imprese, vediamo come.
Enzo Manes, Presidente della Fondazione Dynamo, sottolinea l’importanza della misurazione del Social Return of Investment oltre a quello economico. Inoltre, è anche necessario che le imprese sociali facciano accountability: dicano cosa hanno fatto col denaro e quali obiettivi hanno raggiunto. Altrimenti rimarrà sempre difficile credere alla bontà delle imprese sociali.
La Dynamo dal canto suo ha creato una Dynamo Academy per fare formazione sociale. Inoltre da qualche anno la Dynamo ha iniziato a finanziare anche una cattedra alla Bocconi, per insegnare già da subito ai ragazzi la responsabilità sociale.
Purtroppo la PA non ha avuto un ruolo decisivo in tutto ciò.

3. Anche Alberto Contri, Presidente di Pubblicità Progresso, sottolinea l’importanza dell’accountability. “Il 50% delle associazioni/fondazioni sociali sono fuffa. Per differenziarsi bisogna rendere obbligatoria l’accountability”.
Oggi giorno le imprese non hanno soldi per campare e quindi non ne hanno per fare campagne sociali. Nonostante ciò le imprese dei media anche quest’anno hanno aiutato Pubblicità Progresso nell’organizzazione di una campagna per le diversità “Punto su di te”.


Ciò che si deve tener conto però è che per avere un cambiamento culturale e quindi un cambiamento nei comportamenti sociali ci vuole tempo, ecco perché non basta lo spottino di 30 secondi, ma ci vuole un lavoro a medio-lungo termine. Infatti la campagna “Punto su di te” durerà ben due anni. 


L’associazionismo per il Welfare

Secondo Chicca Conti Olivetti, Fondatrice di Fondazione Etica, le quote rosa hanno dato la possibilità alle donne di diventare amministratrici, ma se si va a vedere i ruoli esecutivi in Italia sono tutti ricoperti da uomini. Le donne sono amministratrici, ma non delegate.
E’ aumentata l’età pensionabile per le donne, ma è migliorato anche il welfare? Purtroppo no.
L’unica soluzione può venire dal privato, creando una rete di associazioni che si sostituiscano, o meglio, vadano ad integrare il welfare statale.
Come è possibile creare una rete di associazioni?
Tramite un networking serio e finanziamenti.

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