domenica 12 gennaio 2020

HR: nuove generazioni, nuovi trend




















Il gap di competenze continua ad aumentare. 
Se chiedi ad ogni HR qual è, al momento, la più grande sfida nella loro attività, tutti risponderanno sicuramente che è il gap delle competenze, cioè il divario che esiste fra le competenze necessarie per occupare una certa posizione lavorativa e quelle effettivamente possedute dalla persona che dovrebbe occupare o che occupa quella posizione.

E’, questo, un argomento di cui, già da qualche anno, si parla, soprattutto per quel che concerne il digitale, perchè è  proprio in questo settore, oggi, che il gap di competenza si è allargato sempre di più.
  
Questo sarà un problema ricorrente, se i corsi di Laurea non si allineeranno alle richieste del mercato del lavoro.

Per ottenere questo le aziende devono collaborare con le Università in modo che gli studenti possano finalmente acquisire quelle competenze e conoscenze che permetteranno loro di riempire le lacune “pragmatiche”, in modo tale da inserirsi più rapidamente nel mondo del lavoro.

Inoltre, questo è un ambito in cui devono trovare spazio per i propri interventi gli enti di formazione, che ricevono incarichi dalle aziende per organizzare attività di formazione continua per i propri dipendenti che necessitano di colmare questi eventuali gap, prodotti anche dalle continue innovazioni tecnologiche o di mercato.

  
La ricerca continua di lavoro – i job hoppers



Le aziende si trovano, inoltre, a dover fare i conti con i job hoppings, ovvero con quella fetta sempre più grande di lavoratori che, dopo poco tempo che sono stati assunti, decidono di andarsene in un’altra, poiché sono alla ricerca continua di un lavoro che sia, per loro,  il più perfetto possibile.
Questo tipo di comportamento oggigiorno è facilitato anche dalle nuove tecnologie e dai social: per chi è in cerca di lavoro e per i recruiter è sempre più facile entrare in contatto!

Secondo recenti ricerche l’86% degli impiegati statunitensi, dopo breve tempo dall’assunzione, stava già guardandosi in giro per un nuovo lavoro, mentre un terzo era formato da job hoppers incalliti (saltatori cronici da un lavoro all’altro).

Cosa possono fare, allora, le imprese per tenersi buoni i talenti migliori?
Creare una superiore cultura d’impresa, condivisa da tutti i propri dipendenti: un luogo dove gli impiegati possono avere degli amici, essere soddisfatti e motivati nel proprio lavoro ottenendo anche, perché no, dei benefit per i successi raggiunti.


Sempre più persone cercano annunci e reclutano da mobile.

Un altro problema: sempre più persone cercano annunci di lavoro da mobile; il
reclutamento online sta diventando al norma. L’83% dei job seekers usa correntemente smartphone e tablet per cercare annunci di lavoro, mentre solo il 20% delle aziende ha un sito mobile-friendly.

Tutte le aziende, di tutti i settori, devono rendersi conto che la ragione per cui sempre più persone si connettono da mobile, più che da desktop, è perché si tende ad essere sempre connessi, ovunque si va. Quindi, con i loro reclutatori devono essere lì, pronte, nel momento e nel luogo dove si trovano i loro potenziali talenti.
Di conseguenza  devono ottimizzare i siti e creare applicazioni ad hoc.

Le aziende usano sempre più social media post per attrarre e trattenere i talenti.

In questi ultimi anni è notevolmente aumentato il numero delle imprese che usano i social e pubblicano articoli su blog aziendali con questo intento.
E’ un buon metodo per condividere la cultura d’impresa, diffondere un senso di appartenenza, lasciando che siano i dipendenti a scrivere e condividere i post. Infatti, secondo un recente studio, il 58% delle persone sono più inclini a lavorare in un’impresa se questa usa i social, e ben il 20% sono più propense a rimanere nelle aziende per le quali lavorano, sempre se usano i social media.

Le persone, in generale, vogliono lavorare per imprese “vive” ed ovviamente il fatto di condividere post sui social, oltre a dare loro una idea più precisa di quello che l’azienda è e fa, li fa sentire più attivi, partecipi e coesi.


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