domenica 29 marzo 2020

Le basi dell’ Email marketing per E-commerce


Nonostante l’incremento di popolarità dell’uso dei social media nell’E-commerce, l’email marketing rimane uno degli strumenti più importanti per “ingaggiare” prospects e clienti.

Se vuoi catturare molti più leads, portare più propsects dentro al funnel d’acquisto e farli diventare dei consumatori e così aumentare le vendite, allora devi fare ben attenzione a questa serie di post dove verranno trattati i punti salienti che possono determinare il successo della tua attività di email marketing!

domenica 22 marzo 2020

Strategia di marketing in un mondo omnichannel - parte seconda




Dopo il precedente articolo introduttivo sui nuovi orientamenti omnichannel del marketing, veniamo ora ad un breve excursus, come annunciato, sugli step da seguire per raggiungere gli obiettivi di business prefissati.
Ecco alcuni punti che è opportuno tener presente. Sono aspetti noti nel mondo del marketing e della comunicazione già da alcuni anni, ma non tutte le aziende in Italia li hanno colti. Ecco perchè ritengo importante ricordare concetti "sempre verdi".


1.   Definire per cosa ci si differenzia, come ci si distingue

Indipendentemente dal canale di comunicazione e di distribuzione, come si differenzia il tuo brand dai competitor?

Solitamente quando si pone agli imprenditori la fatidica domanda: “A chi è rivolto il prodotto?” L’istinto, spesso, li porta a rispondere:  “Potenzialmente a tutti”.

sabato 14 marzo 2020

Strategie di marketing in un mondo omnichannel





Cosa sta succedendo? Ci sono vari retailer che in questi ultimi anni stanno espandendo sempre più il proprio business online e, nello stesso tempo, famosi e-commerce che hanno aperto negozi fisici.
Per non parlare dei diversi outlet aperti in questi ultimi anni sia online che sui social.


Come influenza tutto ciò il brand?

domenica 8 marzo 2020

Ambiente di lavoro: la temperatura giusta migliora il benessere e la produttività


Dopo aver accennato, la scorsa settimana, ad alcune  problematiche connesse ad una scorretta illuminazione nell’ambiente di lavoro e alle conseguenze tanto sulla produttività quanto sul benessere del personale, facciamo ora alcune puntualizzazioni anche  sulle conseguenze che una scorretta  temperatura genera in un ambiente di lavoro, che sia una fabbrica o un ufficio.

E’ noto a tutti come diversa sia la reazione del corpo umano alla temperatura esterna a seconda che si trovi a riposo o in attività. Se siamo in attività, il nostro metabolismo genera una quantità di calore maggiore e, per  conservare la temperatura normale, il corpo deve eliminare il calore in eccesso attraverso la traspirazione, cedendo, quindi, calore all’ambiente circostante che dovrebbe essere  in grado di assorbirlo e quindi dare il giusto raffreddamento al corpo.
Lo stesso fenomeno avviene anche quando il lavoro è sedentario, ma il luogo in cui ci troviamo è eccessivamente caldo.



Questo processo fisiologico, poi, non è condizionato solo dalla temperatura, ma anche dall’umidità. Maggiore è la temperatura e il  grado di umidità, maggiore è la difficoltà del corpo a raffreddarsi e a raggiungere il benessere necessario per lavorare produttivamente e serenamente.
Non solo, ma è molto importante anche la circolazione dell’aria nel condizionare il potere di raffreddamento dell’ambiente e del corpo umano, perché la mancanza di una adeguata ventilazione determina l’impossibilità a disperdere adeguatamente il calore in eccesso.
La scarsa ventilazione produce un calo di rendimento, che è particolarmente significativo quando si tratta di un lavoro fisico, perchè in questo caso, come ricordato, viene prodotta maggiore quantità di calore.
Numerosi sono gli studi fatti su questa tematica, soprattutto nei confronti del lavoro nelle fabbriche, perché in questi luoghi non viene condizionata solo la resa produttiva, ma anche il numero degli incidenti e, soprattutto, la loro gravità.

Ora, gli studi fatti hanno dimostrato che quando non si abbassa sufficientemente la temperatura e l’ambiente di lavoro resta troppo caldo, aumentano gli incidenti, la loro gravità, la necessità di prolungare la durata delle pause di riposo e diminuisce, naturalmente, il rendimento.
Gli studi di Osborne, Ethel e Vernon hanno dimostrato che il numero degli incidenti diminuiva sensibilmente con temperature tra i 20 e i 22 gradi, mentre aumentava del 30% se si superavano  i 24 gradi.
In un ufficio è raro che avvengano incidenti, ma quanto detto sopra si applica alla stanchezza, all’aumento degli errori e ad uno stato di malessere generale.

In Italia esistono delle norme che riguardano la regolazione della temperatura negli ambienti di lavoro, norme emanate dal Ministero competente. Se è vero che queste norme hanno come primario obiettivo il risparmio energetico, è altrettanto vero che le loro indicazioni corrispondono a quanto emerso dagli esperimenti fatti dagli psicologi del lavoro sia Statunitensi che Tedeschi, sopra sinteticamente citati.
E’ il DPR n,. 74 del 16 Aprile 2013 che spiega tutto quello che si deve sapere sulla temperatura da tenere negli ambienti di lavoro.
In breve, la temperatura da tenere negli uffici durante l’inverno deve essere tra i 20 e i 22 gradi, mentre d’estate l’aria condizionata deve oscillare tra i 24 e i 26 gradi.

Nello stesso tempo d’estate bisogna prestare attenzione anche allo sbalzo termico, che si consiglia non debba superare i 7 gradi.
Anche l’INAIL ha, a suo tempo, emanato una guida per un corretto utilizzo dell’aria condizionata. Quando l’aria condizionata è in funzione le finestre devono ovviamente restare chiuse. Si possono aprire nelle ore più fresche di prima mattina o di sera, per un ricambio d’aria.

La guida rilasciata dall’INAIL sull’aria condizionata spiega anche come sia importante il posizionamento dei condizionatori: i diffusori non devono sparare l’aria direttamente sul posto in cui operano i lavoratori.
Infine, poiché, come è noto, uno dei fattori che influiscono sulla percezione della temperatura è l’umidità, in ufficio un buon livello dovrebbe essere tra il 40% e il 60%. Se si scende sotto la soglia del 35%, potrebbero esserci problemi per la salute, come quando si sale al di sopra dell’80%.
Da tener presente anche che l’aria condizionata abbassa non solo la temperatura, ma pure l’umidità, e quindi anche la temperatura percepita, pertanto nel regolarla  è bene tener presente anche questo parametro.

E che dire del rumore? Trascuriamo qui il collegamento tra rumore e la diminuzione o, addirittura, la perdita dell’udito, visto che in nessun ufficio vi possono essere rumori tali da determinarli, e che, ormai, nelle fabbriche e nei cantieri si utilizzano le dovute precauzioni da tempo.

Prendiamo in considerazione il rumore solo come fonte di distrazione e, quindi, di stress. I numerosi studi fatti al riguardo, pur concludendo unanimemente che il rumore è la fonte principale di distrazione negli uffici, hanno dato risultati discordanti.
Questo perché non tutti hanno la stessa sensibilità o intolleranza al rumore, e poi perché vi sono operazioni quasi automatiche su cui il rumore ha scarsa efficacia distrattiva,  dato che richiedono poca attenzione, o infine perché non tutti i tipi di rumore sono uguali né uguale è la loro intensità o la loro frequenza.
Gli studi di F.K. Berrien hanno dimostrato, ad esempio, che i rumori intermittenti o irregolari disturbano più dei rumori continui e i toni alti disturbano di più di quelli intermedi o bassi e che a volte alcuni effetti negativi di un rumore dipendono anche dalla reazione emotiva dell’individuo ad un certo stimolo rumoroso.

Vi è, tuttavia, un risultato in cui tutti gli studi concordano: nel tentativo di neutralizzare la distrazione i soggetti sono costretti a produrre un eccessivo sforzo di concentrazione. Ne consegue che mentre riescono a mantenere efficienza e rendimento, nonostante le condizioni di disturbo provocate dal rumore, nel farlo spendono molta più energia; quindi il lavoro in queste circostanze diviene maggiormente stressante per l’organismo, con tutte le conseguenze determinate dall’affaticamento  più sopra ricordate. (Freeman S.J, Harmon F.L., Laird D.A.)

sabato 29 febbraio 2020

L'importanza di una corretta illuminazione nell'ambiente di lavoro



Rieccomi, dopo una piccola sosta. In questi giorni mi sono ricapitati in mano alcuni testi di quando, pochi anni fa, studiavo all’Università. In particolare alcuni scritti che riguardano l’ambiente di lavoro, con anche delle annotazioni di carattere psicologico che mi sono sempre interessate particolarmente, visto che la mia prima tesi di laurea è stata in “Filosofia delle Scienze Sociali”, con uno studio sulle differenze tra il pensiero di Freud e quello di Jung nei confronti dell’arte dello scrivere.

domenica 16 febbraio 2020

Content is King anche nell’E-commerce




L’importanza di avere, nel limite del possibile, una buona ed efficace possibilità di comunicazione a due vie con la propria clientela è evidente a chiunque abbia un’attività nel mondo del commercio.
Ciò è ancor più vero nelle circostanze odierne, in cui stanno prendendo sempre più piede le attività di vendita via Web visto il continuo incremento dell’ E-commerce.
Di conseguenza anche per i retailer online il connettersi con i propri clienti in modo strategico diventa importantissimo; anzi è, ormai, addirittura indispensabile se si vogliono incrementare le vendite e rafforzare la fedeltà al brand.
Ora, con i propri utenti si comunica anzitutto attraverso dei contenuti, che possono essere principalmente testuali e visivi.

Contenuti testuali
Anzitutto è indispensabile tener conto dei contenuti dei messaggi che un brand comunica, proprio perchè il saperli comunicare adeguatamente permette di far fronte ad una nuova realtà che è la presa di coscienza del fatto che oggigiorno, grazie ai digital media, la linea che divide il “commercio” dai “contenuti” sta diventando sempre più labile.
Proprio per questo ShannonDenton, Razorfish, North American chief già nel 2013, al Digiday Agency Summit, parlò di una imminente collisione tra mondo del commercio e mondo dei contenuti.
Queste previsioni sono diventate realtà: il mercato è maturo per il Social Commerce!
Di conseguenza anche i retailer online devono cambiare mentalità e smettere di ragionare per “silos” quando si parla di E-commerce e di Marketing!
Il futuro dell’ E-commerce, che è già presente, è la creazione di un’esperienza di shopping continua, integrata e coordinata. Un’esperienza utente omnichannel a tutti gli effetti.
Ed è proprio questo che l’omnicanalità ci permette di realizzare, perchè nell’omnicanalità non si veicola solo un’esperienza d’acquisto coerente e coordinata su tutti i canali, ma anche una comunicazione fatta di brand experience e di storytelling!

Contenuti visivi
Tornando a quanto detto prima, un punto critico tanto quanto attuale è rendere acquistabili i prodotti tramite i social media.
Qual è il nocciolo del problema? Nelle vendite online vi è l’assenza fisica del prodotto, quindi per sostituirla sono necessarie delle foto e, meglio ancora, dei video.
Naturalmente i video, e ancor più quelli interattivi, non sono la giusta soluzione per tutti i prodotti, visto che vanno ad incidere in modo pesante sul budget delle digital production di un E-commcerce. La loro utilità dipende da diversi fattori che vanno analizzati e presi in considerazione.
In sintesi la scelta di utilizzare i video dipende da quanto un video riesce a migliorare il conversion rate di quel particolare E-commerce e quindi quanto può incidere il costo del video sul fatturato totale.
In generale, però, la loro utilità è indiscussa. Infatti, da ricerche di mercato fatte a livello internazionale emerge che per ben il 92,6% degli utenti è importante “vedere” bene il prodotto per passare ad una decisione d’acquisto.
Non solo, ma dalle stesse indagini risulta che per ben il 40% degli utenti italiani vi è anche il bisogno di “toccare” la merce.
Come si può venire incontro a quest’ultima esigenza? Mettendo il possibile utente nelle condizione di poter interagire con il negozio virtuale tramite i video interattivi.

- L’interazione ( i video interattivi)
Secondo Anthony Mullen, analista di Forrester “ i video interattivi sono il migliore approccio nei confronti del video marketing.
Grazie a questa tecnologia per i consumatori è possibile interagire in tempo reale con i video attraverso gesti, voce, toccando lo schermo o semplicemente con un click, compilando form online, interagendo con tutorial, giocando, ecc…
Questa tecnologia può contenere sia video/elementi dinamici che statici. E questo lo rende davvero un grande formato!
I visualcontent (immagini e video) sono sempre di più al centro della strategia di contenuti dei merchant e rappresentano una grande opportunità per le vendite – e non solo perché portano gli utenti negli store.
I contenuti visuali ed interattivi sono pertanto diventati dei veri e propri trend che nessuno ormai ignora.
Certo non è come prendere in mano o toccare il prodotto in un negozio, ma per certi prodotti è più che sufficiente per indurre alla decisione d’acquisto.

domenica 9 febbraio 2020

Come vorresti il tuo capo?




Nel mio Blog di fine Dicembre ho accennato sinteticamente ad un argomento, credo, interessante: Come vorrebbero lavorare i tuoi dipendenti”.

Ora i dipendenti che lavorano in un’azienda non lavorano da soli: in un ufficio, ad esempio, formano un gruppo ed un gruppo ha un capo.
A questo punto pare ovvio chiedersi con che tipo di capo i dipendenti vorrebbero avere a che fare.
Mi è parso quindi utile cercare di individuare quali debbano essere le caratteristiche di un buon capo, visto che sono queste che rendono meno stressante e più serena l’attività lavorativa.
Prendo lo spunto da uno studio di McGraw-Hill (TheoRy and problems of Social Psycology) e sintetizzo  brevemente ciò che lui illustra con abbondanza di considerazioni.

La prima caratteristica che balza all’occhio è che il capo debba essere competente, cioè essere colui che è meglio qualificato di altri per le sue conoscenze ed abilità a gestire le attività tecnico/professionali del gruppo.
Non solo, deve essere il vero responsabile dell’attività del gruppo, nel senso che deve essere colui che assicura e guida l’elaborazione e il raggiungimento degli obiettivi nell’ottica dei fini aziendali.
Inoltre deve essere un esempio, un modello di riferimento per il comportamento degli altri membri del gruppo, sia sollecitandoli sia con un esempio concreto di competenza, equilibrio e laboriosità.
A questo si aggiunge che deve rappresentare il gruppo nelle relazioni esterne, deve cioè regolare le reciproche relazioni del suo gruppo con gli estranei ad esso, perchè è il simbolo del gruppo; non solo lo rappresenta ma ne assicura la continuità restando a lungo al suo posto anche quando la composizione del gruppo potrebbe modificarsi.
Deve anche essere l’agente di controllo delle relazioni interne. Tenere d’occhio le relazioni interpersonali che si stabiliscono all’interno del gruppo stesso e, di conseguenza, poter intervenire come giudice imparziale o come conciliatore negli eventuali dissensi o conflitti che si potrebbero creare.
Infine il capo appare anche come una figura paterna. Diviene, inconsapevolmente, l’oggetto ideale del transfert. Questo aspetto, secondo la psicanalisi, ha un ruolo fondamentale nella relazione con il gruppo. In gruppi di grande durata il capo, se è un buon capo, diventa il polo d’attrazione dei sentimenti positivi.

Ora, semplificando, vi possono essere due tipi di capo: l’autoritario e il democratico. Vediamo in breve le differenze tra i due e le conseguenze sulle dinamiche di gruppo.

Il capo autoritario
In questo caso il morale del gruppo ha delle basi poco solide, perchè non si possono costruire buone relazioni interpersonali dato che tutte le comunicazioni devono passare attraverso il capo ed essere da lui controllate.
In uno studio sperimentale si è verificato che, in questi casi, i componenti del gruppo cercano di stabilire rapporti con il capo secondo due precise modalità: per chiedere istruzioni e per cercare di attirarne l’attenzione.
Per guadagnarsi il favore del capo ed occupare un posto di prestigio nascono così rivalità ed intrighi ed in generale un’atmosfera di tensione e di conflitto latente, favorito da sentimenti di frustrazione e delle tendenze aggressive.

Il capo democratico
In questo caso viene favorita la cooperazione e la partecipazione alle attività collettive, e le responsabilità, anziché essere concentrate, vengono distribuite.
Vengono favorite le relazioni interpersonali e, di conseguenza, si riducono le tensioni e i possibili conflitti interni al gruppo.

Meglio quindi un capo democratico o autoritario?
In uno studio sperimentale, in cui venivano messi a confronto gruppi a guida autoritaria e gruppi a guida democratica, è risultato che i gruppi a guida autoritaria avevano maggiore tendenza all’aggressività verso gli altri membri piuttosto che verso il capo e maggiore tendenza all’apatia, che altro non è che ostilità inibita dalla presenza del capo, mentre i gruppi a guida democratica avevano rapporti più cordiali e produttivi sia verso gli altri membri che verso il capo.
L’unità di gruppo e lo spirito di appartenenza era maggiore nei gruppi con capo democratico.
Di fronte alle difficoltà i gruppi “democratici” reagivano affrontandole con metodo, quelli “autoritari” si scindevano per effetto dei conflitti interni.
Nei gruppi con un capo autoritario il livello di produttività scendeva in sua assenza, mentre rimaneva stabile in quelli con un capo democratico

Sembra quindi chiaro che gestire un gruppo in modo democratico sia, e di molto, la soluzione migliore.
Ciononostante a volte capita che certi gruppi quasi preferiscano una guida autoritaria, questo perché la realtà democratica ha bisogno di apprendimento.
Non solo, ma  anche perché le persone che sono profondamente insicure reagiscono favorevolmente a un governo di tipo autoritario, per il semplice fatto che così vengono sollevate dalle proprie responsabilità.

Infine: chi è adatto ad essere un buon capo?
Premesso che è importante la formazione dei capi come anche la rieducazione di un capo inadeguato, secondo vari studiosi non ci sono nette distinzioni tra coloro che sono destinati a diventare capi e quelli che saranno sempre i loro subordinati, per cui, in teoria, ognuno potrebbe diventare capo.
Tuttavia si può ragionevolmente affermare, in linea generale, che determinate qualità personali possono discriminare tra persone atte al comando o no.
Atti al comando sono individui certamente con forte personalità, ma con buone capacità nei rapporti interpersonali e attitudine a concepire vasti piani, cioè a ragionare in termini generali e di lungo respiro e non con una visione limitata all’immediato.
E’ poi fondamentale che il capo venga percepito dal gruppo come dotato delle qualità proprie del comando, come la competenza, la capacità d’ascolto, l’abilità nel prendere decisioni in tempi rapidi e di infondere sicurezza nel  gruppo.

P.s.: pensi che il tuo capo non sia all’altezza del suo compito? Leggi allora “Il principio di Peter” di Laurence Peter (ed. Garzanti) dal sottotitolo “Perché il vostro superiore è un incompetente? Questo libro vi dà la risposta”. Divertimento assicurato. 😃

domenica 2 febbraio 2020

Monitoraggio dei social media



Monitorare i Social è un’attività che un’azienda deve tenere in seria considerazione per la rilevanza che hanno verso il mondo esterno e, quindi, verso il mercato di riferimento.
Cosa bisogna monitorare? Iniziamo col dire che ci sono due ambiti da prendere in considerazione: ciò che i dipendenti scrivono e ciò che gli altri dicono dell’azienda, sempre tramite i Social.

domenica 26 gennaio 2020

Quattro trend tecnologici nel mondo del lavoro


Dopo aver iniziato il discorso su come la tecnologia stia cambiando la nostra vita sia personale che professionale nello scorso “post, oggi ci focalizzeremo su quattro importanti trend tecnologici che stanno influenzando il nostro ambiente di lavoro.

domenica 19 gennaio 2020

Le tecnologie stanno cambiando il nostro approccio al lavoro

Oggigiorno è cambiato il modo in cui le persone usano la tecnologia quotidianamente per le proprie attività professionali e personali.
Si usa la tecnologia per leggere libri, comprare biglietti, prenotare il taxi, pagare, fare i cedolini e anche per controllare il sistema di sicurezza di casa propria da smartphone o device indossabili.
Di conseguenza le persone si aspettano di trovare anche nell’ambiente di lavoro tutte quelle innovazioni che stanno cambiando la loro vita.

domenica 12 gennaio 2020

HR: nuove generazioni, nuovi trend




















Il gap di competenze continua ad aumentare. 
Se chiedi ad ogni HR qual è, al momento, la più grande sfida nella loro attività, tutti risponderanno sicuramente che è il gap delle competenze, cioè il divario che esiste fra le competenze necessarie per occupare una certa posizione lavorativa e quelle effettivamente possedute dalla persona che dovrebbe occupare o che occupa quella posizione.